Il caffè sbarca al G7

Il caffè sbarca al G7

Il caffè sbarca al G7, nuovi scenari e sfide

In questi giorni si è  svolto il G7 che ha visto partecipare i più importanti capi di Stato del mondo e non è passato inosservato che uno dei dati di fatto sia che Il caffè sbarca al G7.

Tra i tanti temi affrontati, infatti, si è parlato anche di migliorare le catene di fornitura del caffè, rendendole più circolari e sostenibili; evitare norme contro la deforestazione modernizzando le coltivazioni; combattere i cambiamenti climatici tramite la selezione di varietà resistenti; assicurare reddito più dignitoso ai partner. E, in definitiva, salvare il settore a livello globale. 

Una nuova alleanza, capeggiata dall’Italia, proverà, nelle intenzioni, a coinvolgere anche i privati e si gioverà di expertise come quelle della Fao, Undp (il Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo), Unido (agenzia Onu per lo sviluppo industriale) e Ico (International coffee organization).

Dichiarazione di intenti della partnership

Il linguaggio della dichiarazione è quello astratto delle carte internazionali, pochi riferimenti concreti, molti paroloni, e tante buone intenzioni.

L’obiettivo è inserire un riferimento all’alleanza nel documento finale del vertice del G7. Un passaggio formale, ma necessario, e molto rilevante dal punto di vista politico. Arrivare nella dichiarazione finale di un vertice tra i grandi del mondo non è affare da tutti i giorni. Se l’inserimento ci sarà al vertice di giugno a Borgo Egnazia la proposta verrà dettagliata nella ministeriale di ottobre che riunirà a Pescara i titolari dei dicasteri alla cooperazione e allo sviluppo, che reggono i cordoni della borsa.

Ci sarà, con ogni probabilità, anche un nuovo strumento finanziario: un fondo che permetterà ai piccoli coltivatori di ottenere prestiti a tassi agevolati per modernizzare impianti e tecniche di coltivazione. I prezzi del caffè ora sono molto alti, ma risentono storicamente di una forte volatilità, che il fondo aiuterebbe a mitigare, favorendo i coltivatori.

Cosa ci attende

L’economista Jeffrey Sachs, nel corso del primo World Coffee Forum, ha affermato che nel 2050 il 50% delle terre coltivate a caffè non lo sarebbero più state per via del cambiamento climaticoLe pratiche agronomiche generative hanno dimostrato di funzionare bene in termini di adattamento delle coltivazioni su scala micro e macro: si ottiene la stessa produttività, ma a costi più bassi, inoltre di varietà più resistenti agli effetti del clima ne sono già state selezionate molte, ma necessitano di investimenti per cui la maggior parte dei Paesi produttori non dispone di capitali. Il punto è che, se non vengono fatti, potremmo trovarci in una situazione critica fra pochi decenni. Quindi è totale interesse dell’industria del caffè occidentale aiutare i produttori in questo senso. E bisogna intervenire facendo ricorso sia a capitali pubblici, sia privati”.

Le coltivazioni che portano in tazzina arabica e robusta creano, come si diceva, problemi di deforestazione: una recente normativa europea che entrerà in vigore nel 2025 mette al bando prodotti come cacao, caffè e altri nel caso non sia possibile dimostrare che provengono da territori non oggetto di pratiche di disboscamento. Una norma salutata come una vittoria dagli ambientalisti. Il fatto che è le economie di interi Stati dipendono dalle piantagioni. Come quella dell’Etiopia, che produce alcune tra le varietà migliori del mondo. Il caffè costituisce un terzo circa delle esportazioni del Paese africano, secondo il Guardian, e la maggior fonte di valuta estera. Primo acquirente, proprio l’Europa, che compra circa il 30% dei chicchi.

Cinque milioni di piccoli coltivatori che possiedono minuscoli appezzamenti ne fanno la prima fonte di sussistenza, e sarebbero dieci i milioni di persone coinvolte nell’indotto tra chi lava i chicchi, chi li processa e chi li trasporta. Ma dimostrare di essere in regola significa maneggiare dati che alcuni paesi non sono in grado di produrre. 

 

In cosa speriamo

La continua evoluzione tecnologica, ed i conseguenti benefici, porteranno sicuramente a sviluppare dei sistemi che possano garantire la salvaguardia del caffè nelle sue numerose varianti, per cui penso che nel prossimo futuro troveremo il modo di coltivare il caffè in maniera sostenibile. Certo, molto dovrà cambiare e probabilmente quello che oggi sappiamo della coltivazione del caffè potrebbe sparire.

Se fatto con intelligenza e con il supporto delle nuove scoperte tecnologiche il caffè, che è un prodotto completamente naturale, sopravvivrà e prospererà nel migliore dei modi, o perlomeno questo è quello che ci auspichiamo tutti noi!

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